I MILLE AL GIRO D'ITALIA: Garibaldi maglia rossa.

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teanoLa Spedizione dei Mille prese il via il 4 maggio 1860 con la crono-prologo da Quarto a Marsala. Subito si misero in mostra i favoriti della vigilia: Binda, Guerra, Girardengo, Bixio, Mameli e i Fratelli Bandiera, sostenuti dal tifo scatenato delle sorelle, le Sorelle Bandiera. La prima fuga si registrò nei pressi di Talamone; scattarono in 64, tra cui Rosolino Pilo, Francesco Crispi, Benedetto Cairoli, poi ripresi dal gruppone a 5 km dal traguardo. Il giorno seguente Cairoli disse a Crispi: “Sai, ieri sera ho conosciuto tua sorella Agata, Agata Crispi, alta 1 m e 50 cm; ti avverto che anche oggi voglio farmi… la tappa”. Così prese il via la Marsala-Salemi, tratto siciliano scandito dall’entusiasmo dei tifosi insorti ai lati della strada: bandierine, cori, striscioni e scritte sull’asfalto tipo “Qui si vince il Giro d’Italia o si muore!” La tappa successiva, da Salemi-Calatafimi, terminò allo sprint con la vittoria del gregario Pisacane che indossò la maglia rossa di leader della classifica provvisoria. Dopo la Milazzo-Messina, frazione riservata ai passisti, grande attesa ci fu per la Melito Porto Salvo-Reggio Calabria, con gran premio della montagna sull’Aspromonte. Gruppo compatto fino in cima, animato da Coppi, Bartali, D’Azeglio, Merkx e Garibaldi detto l’Eroe dei due Gimondi; dopo lo scollinamento fuga di Cavour che alla fine ebbe la meglio su Mazzini, leader del team “Giovine Italia”. La svolta decisiva avvenne con la crono-scalata Reggio-Napoli, detta il ‘Tappone del Volturno’. Ordine di arrivo: De Vlaeminck Saronni, Pellico, Moser, Bitossi, Cattaneo, Hinault, Armstrong (il trombettista che lanciava il gruppo alla carica). Dopo l’ultima tappa, con arrivo Teano, questa la classifica finale del Giro 1860: Giuseppe Garibaldi primo, Francesco II, Napoleone III e giù giù fino a Pio IX. Prima della premiazione il re prese in disparte Garibaldi e lo sottopose ad antidoping, scoprendo che effettivamente il Generale si era fatto l’Anita, aveva preso l’eroina. Così lo squalificò e lo cacciò a Caprera. Garibaldi, deluso, commentò: “Obbedisco”.

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